L’uomo, come tutti gli esseri viventi, alterna con ritmi regolari fasi di attività e di riposo.

Come influisce il lavoro notturno sulla salute del lavoratore, quali sono i rischi connessi e come valutarli correttamente?

Il ritmo cicardiano

Uno dei ritmi fondamentali per l’essere umano è il cosiddetto “ritmo cicardiano”.

Il ciclo circadiano è una sorta di orologio biologico dal periodo di 24 ore: il nome, infatti, deriva dal latino circa diem che significa “intorno al giorno” .

Il ritmo cicardiano è strettamente legato al ciclo luce-buio: la luce diurna regola la maggior parte delle dinamiche biologiche interne, messe in movimento dei geni “clock” (orologio) che, interagendo con altri geni, producono una proteina responsabile a sua volta dei geni che presiedono alle diverse funzioni vitali, dallo stimolo della fame al sonno.

Come un “vero orologio”, al trascorrere delle ore questo meccanismo si adatta alle diverse fasi della giornata, regolando funzioni chiave quali i livelli ormonali, il sonno ed il metabolismo: pressione arteriosa, la temperatura del corpo, il tono muscolare, la frequenza cardiaca, il ritmo sonno-veglia, ecc..

Per questo motivo, quando il nostro orologio è disallineato rispetto all’ambiente esterno, ne risentiamo in termini di benessere psico-fisico.

Ne è un esempio il jet-lag che, a causa di un cambio repentino del fuso orario, ha effetti negativi sull’organismo poiché si crea un’alterazione proprio dei ritmi circadiani.

Se di notte si lavora…

La stessa cosa accade a chi svolge un lavoro notturno.

Poiché la maggioranza della popolazione lavora e svolge funzioni sociali e familiari durante il giorno, chi lavora durante la notte riceve stimoli confondenti che lo portano a generare un orologio biologico sincronizzato in modo contraddittorio dall’ambiente naturale e da quello sociale.

Lavorando mentre il suo organismo si trova in un periodo di disattivazione, deve fare uno sforzo in più perché il suo corpo è pronto per dormire e quindi meno efficace agli sforzi che il lavoro richiede.

Il lavoratore notturno, inoltre, dorme in uno stato di riattivazione diurna.

Il suo sonno è quindi di qualità inferiore, poiché le funzioni vitali della persona sono a i livelli normalmente richiesti dallo stato di veglia.

Studi dimostrano che il lavoro notturno, anche prolungato, non determina mai una inversione dei ritmi biologici ma solo un’attenuazione

Gli effetti sul lavoratore

La combinazione di effetti biologici e psicologici ha impatti sia sulle prestazioni che sulla sicurezza, poiché determina aumenti nei tempi di reazione e riduzione della capacità di vigilanza.

L’inferiore qualità del sonno del lavoratore notturno genera uno stato di malessere e invecchiamento prematuro, specialmente se l’attività espone ad alcuni rischi (rumore, carico di lavoro fisico, sostanze pericolose).

I principali disturbi correlati al lavoro notturno sono:

  • Problemi digestivi, legati all’irregolarità dell’assunzione dei pasti ed alla tendenza a concentrare il loro consumo nella seconda parte della giornata quando l’attività dell’organismo comincia di nuovo a rallentare e, man mano che si avvicina l’ora di andare a dormire, il fegato e l’intestino fanno più fatica a digerire grassi e zuccheri
  • Stress (manifestato attraverso ansia e irritazione) e assunzione di cattive abitudini come la tendenza a fumare di più e ad assumere alcool,
  • Nelle donne, irregolarità dei cicli mestruali e maggiore tendenza alla manifestazione di ansia, stress, disturbi del sonno in misura maggiore degli uomini;
  • Problemi cardiovascolari, quali ipertensione o malattie ischemiche;
  • Tumori, a causa dell’influenza che il lavoro notturno ha nella produzione ormonale. La IARC – Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro – con una ricerca effettuata nel 2010 (sulla base di otto studi epidemiologici sul tumore del seno nelle donne e di un piccolo numero di studi sui tumori della prostata e del colon negli uomini) ha segnalato un significativo aumento del rischio di tumore nell’ambito di attività che comportano lavoro notturno.

In ragioni di queste considerazioni, è sempre opportuno individuare appropriate misure organizzative e gestionali come, ad esempio, pause o riduzioni dei carichi di lavoro.

Gli obblighi del Datore di Lavoro

Il lavoro notturno è tutelato dal D.Lgs.n. 66/2003, al quale si rimanda per le relative definizioni.

Il Datore di Lavoro ha l’obbligo di effettuare la valutazione dei rischi legati specificatamente al lavoro notturno (isolamento del lavoratore, stress, adeguatezza dei ambienti con specifico riferimento all’illuminazione e al microclima, gestione delle emergenza, ecc.).

Inoltre, deve provvedere alla verifica delle condizioni di salute individuali, svolta dal medico competente (almeno ogni 2 anni), con specifica attenzione ad alcuni fattori che potrebbero determinare una non idoneità al lavoro come per esempio diabete, epilessia, asma…

Ricordiamo anche che ai sensi dell’art. 11, le esclusioni dall’obbligo di effettuare lavoro notturno devono essere definite dal CCNL, fermo restando che non possono essere adibiti al lavoro dalle 24 alle 6:

  • Donne in stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino;
  • Minorenni;
  • Lavoratori che non hanno ottenuto l’idoneità tecnica.

1 Set 2021 | Corsi Slancia

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