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Sicurezza sul lavoro: dalla formazione obbligatoria alla partecipazione attiva. Cosa ci insegna l’Inchiesta RLS 2026

La sicurezza sul lavoro non si costruisce soltanto attraverso procedure, documenti e corsi obbligatori. Richiede persone consapevoli, capaci di riconoscere i rischi, partecipare alle decisioni e contribuire al miglioramento delle condizioni di lavoro.

È uno dei messaggi che emerge dall’Inchiesta RLS. Rappresentanza e sistemi di prevenzione tra azienda, territorio e sito produttivo, pubblicata nel 2026 e realizzata nell’ambito di un progetto promosso e finanziato da INAIL, coordinato dal Politecnico di Milano con la partecipazione della Fondazione Giuseppe Di Vittorio, IAL ed EU.R.E.S., in collaborazione con CGIL, CISL e UIL.

La ricerca analizza il ruolo dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), le loro relazioni con gli altri soggetti della prevenzione e le condizioni che favoriscono una partecipazione realmente efficace.

I risultati offrono indicazioni utili anche per le aziende e per i chi, come Slancia, progetta ed eroga percorsi formativi.

I dati più significativi

il 38% dei modelli di partecipazione è ancora “bloccato”

Uno dei dati più significativi riguarda il livello di maturità dei sistemi di prevenzione e del ruolo svolto dai RLS. L’indagine individua quattro modelli partecipativi, classificati in base alla maturità del sistema aziendale di gestione della salute e sicurezza e a quella del ruolo del rappresentante.

ModelloPercentuale
Bloccato: sistema poco maturo e RLS con ruolo prevalentemente formale38%
Virtuoso: sistema strutturato e RLS coinvolto attivamente36,7%
Incompiuto: sistema maturo, ma partecipazione limitata15%
Divergente: RLS attivo in un sistema poco sviluppato10,3%

Fonte: Inchiesta RLS 2026, analisi dei questionari rivolti agli RLS.

Il dato che merita maggiore attenzione è il primo: nel 38% delle unità analizzate il sistema di prevenzione presenta una bassa maturità e il RLS svolge un ruolo prevalentemente formale. All’opposto, il 36,7% rientra nel modello definito virtuoso, caratterizzato da un sistema più maturo e da una relazione propositiva con il rappresentante dei lavoratori.

Le percentuali riguardano le realtà considerate dalla ricerca, non l’intero sistema produttivo italiano. Evidenziano tuttavia un aspetto fondamentale: avere un sistema formalmente organizzato non significa necessariamente aver costruito una cultura della prevenzione.

Per rendere la sicurezza parte del lavoro quotidiano, occorre coinvolgere le persone e fornire loro competenze adeguate. La formazione può contribuire a collegare gli obblighi aziendali, i rischi reali e le esigenze operative.

La formazione aggiuntiva è un’opportunità ancora poco sfruttata

La ricerca approfondisce anche la formazione ricevuta dai RLS.

Il 95% dei rispondenti dichiara di aver frequentato la formazione iniziale specifica di almeno 32 ore prevista per il ruolo. L’80,6% dichiara di aver svolto l’aggiornamento annuale previsto per la propria situazione.

Accanto a questi dati, emerge però un elemento interessante: il 47% non ha ricevuto alcuna ora di formazione aggiuntiva sulla salute e sicurezza nell’ultimo anno, oltre la formazione obbligatoria.

Le restanti risposte si distribuiscono tra 1-5 ore aggiuntive (20,4%), 6-10 ore (20%) e più di 10 ore (12,6%).

Fonte: Inchiesta RLS 2026, sezione 9, “Formazione su SSL”.

Quali sono i contenuti formativi più richiesti dagli RLS?

L’indagine mette in evidenza una distanza tra alcuni argomenti già affrontati e quelli sui quali i RLS vorrebbero ricevere ulteriore formazione. Tra gli argomenti più richiesti dagli RLS troviamo:

Argomento% interesse
Lettura di documenti come DVR e DUVRI45,2%
Sistemi di gestione, certificazione e modelli organizzativi44,4%
Tecniche di comunicazione e coinvolgimento43%
Stress lavoro-correlato38,8%
Bullismo e mobbing37,4%
Fonte: Inchiesta RLS 2026, tabella 3.26. Le percentuali indicano gli argomenti sui quali i rispondenti desiderano ulteriore formazione.

Questi risultati mostrano che le esigenze formative non riguardano soltanto gli aspetti tecnici e normativi. Comprendono anche la capacità di interpretare la documentazione, comunicare efficacemente e affrontare i rischi psicosociali.

Corso di aggiornamento RLS

Per Slancia, la conseguenza è concreta: non basta individuare il corso corretto; bisogna capire quali competenze servono davvero ai destinatari per svolgere meglio il proprio ruolo.

Ecco perché ci impegniamo ogni anno a produrre contenuti diversi per i nostri corsi di aggiornamento RLS.

Questo approccio permette di collegare la formazione alle esigenze organizzative, favorendo percorsi più pertinenti rispetto alle mansioni e ai rischi presenti in azienda. La formazione diventa dunque strumento per contribuire alla costruzione di una vera cultura della sicurezza.

In questo articolo parliamo di: formazione | RLS

26 Ott 2026 | Normativa e Obblighi

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