Il rischio microclimatico è un rischio che dipende dalla non correttezza dei parametri termici che caratterizzano un luogo di lavoro, con particolare riferimento ai luoghi di lavoro al chiuso.

Parliamo di parametri termici e non semplicemente di temperatura, perché i fattori da tenere in considerazione sono in realtà anche altri, come vedremo in seguito.

A seconda delle diverse situazioni e ambienti, il rischio microclimatico può portare uno stress termico, il cosiddetto discomfort termico, oppure anche costituire un pericolo immediato per la salute.

Il fenomeno tende a presentarsi maggiormente nella stagione estiva.

Definizione di stress termico

Vengono definite di stress termico quelle condizioni microclimatiche nelle quali il sistema di termoregolazione dell’organismo umano è sottoposto ad un impegno gravoso al fine di mantenere il necessario equilibrio termico (omeotermia).

In parole povere, il nostro corpo può fare fatica nel mantenere una temperatura ideale, e quando questa fatica raggiunge una soglia di guardia si parla di stress termico.

Le condizioni di stress termico si ritrovano più frequentemente in ambienti di lavoro chiusi destinati a particolari produzioni, come per esempio celle frigo, ambienti legati al ciclo alimentare del freddo, fonderie, eccetera.

Si ritrovano anche in luoghi di lavoro all’aperto, in ambienti soggetti alle condizioni climatiche esterne ad esempio nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia.

Accanto al controllo dei parametri termo-igrometrici ambientali e dei parametri soggettivi dell’individuo (metabolismo e indice del vestiario) è importante la conoscenza dei meccanismi fisiologici della termoregolazione e della loro continuità con le patologie da alte e basse temperature.

Gli effetti del caldo sul lavoratore

Tra i disturbi collegati ad una temperatura ambientale eccessiva troviamo:

  • Colpo di sole (rossore e dolore cutaneo, edema, vescicole, febbre, cefalea)
    All’effetto dell’eccessiva esposizione ai raggi solari si aggiungono gli effetti del surriscaldamento e della disidratazione;
  • Crampi da calore (spasmi dolorosi alle gambe e all’addome, sudorazione);
  • Esaurimento da calore (abbondante sudorazione, astenia, cute pallida e fredda, polso debole, temperatura normale);
  • Colpo di calore (temperatura corporea superiore a 40 °C, pelle secca e calda, polso rapido e respiro frequente, stato confusionale, deliri o convulsioni, possibile perdita di coscienza).

Un esempio

Un lavoratore che indossa indumenti da lavoro protettivi ed esegue lavori pesanti in condizioni di caldo e umidità è a rischio di stress termico in quanto:

  • L’evaporazione del sudore è ostacolata dal tipo di indumenti e dall’umidità dell’ambiente;
  • Il ritmo di lavoro provoca un aumento della temperatura corporea che continuerà a salire se la dispersione di calore è insufficiente;
  • All’aumento della temperatura il corpo reagisce con un incremento della sudorazione e con l’eventuale rischio di disidratazione;
  • L’aumento della frequenza cardiaca sottopone il fisico a ulteriore stress;
  • Se il corpo assorbe più calore di quanto non riesca a espellere allora la temperatura corporea continuerà ad aumentare arrivando ad un punto in cui il meccanismo di termoregolazione corporea diventa meno efficace;
  • L’effetto può tradursi in una minore capacità di rispondere agli stimoli e ai pericoli imprevisti e in un aumento della disattenzione e della deconcentrazione.

Il ruolo del caldo negli infortuni sul lavoro

Appare chiaro che gli infortuni sul lavoro possono essere correlati alle ondate di calore estivo.

Le elevate temperature possono infatti causare malori o ridurre la capacità di attenzione del lavoratore e quindi aumentare il rischio di infortuni.

Durante le ondate di calore i tipi di infortunio e le modalità di infortunio più frequenti sono:

  • Incidenti di trasporto
  • Scivolamenti e cadute
  • Contatto con oggetti o attrezzature
  • Ferite
  • Lacerazioni e amputazioni

Per approfondire

INAIL

ESTATE SICURA – CALDO E LAVORO

22 Lug 2021 | Corsi Slancia

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